Laghetto

Il Laghetto di Maniano ha origini che si perdono nella notte dei tempi, sorge in una zona frequentata sin dall’ antichità come attestano numerosi ritrovamenti nella zona di Colle Marte e limitrofe. Padre Ignazio Barbagallo cita nel suo libro “Frosinone, lineamenti storici dalle origini ai giorni nostri”(1975),  che il 9 giugno dell’anno 959 il vescovo Giovanni di Veroli concede la tenuta del lago di Manilano in enfiteusi al Console e Duca Loffredo Campagna.

Anche il Fontana nel suo “Bellator Frusino” parla della zona di Colle Marte,dove fu ritrovata la statua romana del Dio Marte, oggi nella collezione del museo di Villa Torlonia a Roma. La zona era abitata dai veterani di Traiano che l’avevano scelta come palestra per i loro esercizi ed allenamenti bellici. Il Fontana lo cita però come lago di Muciano, riferendosi sempre alla bolla papale di concessione alla Curia Vescovile di Veroli.

In un documento della Delegazione Apostolica di Frosinone risalente al 1854 viene riportato un permesso di pesca nel laghetto di S.Angelo in contrada Maniano. E’ stato molto difficile trovare notizie storiche al riguardo, molti documenti sono andati persi e per altre informazioni si fa ricorso ai ricordi degli anziani del posto, i quali hanno raccontato di quando i contadini andavano al lago a lavare la “ramiccia”, la gramigna che avevano vangato via dai campi, per liberarla dalla terra e darla da mangiare come foraggio agli animali. Gli impagliatori di sedie del rione Giardino si rifornivano di paglia ed erbe lacustri al laghetto di Maniano, la “rania” che galleggiava in superficie in alcuni periodi riempiva il lago ed i bambini passandoci sopra arrivavano quasi al centro del lago.
Il lago era fonte di ricchezza per la popolazione, ci si andava a pescare le anguille, le tinche, carpe e “rovelle”, ci si andava a fare il bagno e lavare i panni e serviva per l’irrigazione dei fertili campi circostanti; i contadini scavavano i cosiddetti “cavatoni”, fossi che portavano l’acqua ai campi, e con il “cucuccione”, una specie di secchio a cui veniva fissato un bastone orizzontale, prendevano l’acqua dal fosso principale e la versavano nel fosso piu’ piccolo che attraversava il campo. Nei cavatoni si pescavano anche le rane ed i pesci che dal lago risalivano per i fossi.

Polmone Verde di Frosinone